Valentina Colonna

PRESS - La cadenza sospesa (Nino Aragno Editore)

 

(...) La sua poesia è insolita, raffinata ed enigmatica: muove da dati comuni o occasioni minime, ma, in realtà, tali non sono, perché il discorso si fa subito misterioso, metafisico, come per una costante domanda del senso della parola e della vita. (...)


                            Giorgio Bàrberi Squarotti, 2015

 

La poesia di Valentina Colonna è un fiore di musica e di solitudine. La natura profonda della sua voce sale da due esperienze vaste che attraversano tutto il suo vissuto: una è la musica di cui lei è interprete e studiosa, l’altra è una radicale solitudine esistenziale, quella che i poeti devono conoscere per poter dare fiori per tutti. (…) Credo che Valentina Colonna sia una innamorata della “possibilità”. (…) È lontana dai toni bigi di molta della cosiddetta poesia giovane italiana. (…) In un libro dove tornano spesso le nuvole e i gradini, fondali sempre mobili di un viaggio dove fissa è la ricerca della gioia, ci sono presenze, scorci di città o di colline o di mari lontani, in cui la poetessa avverte qualcosa che, senza tregua, la chiama.

                                        Davide Rondoni, 2015


Il primo libro di Valentina Colonna ha tutta la freschezza della percezione inedita delle cose, espressa in un linguaggio decostruito solo fino al punto da restituirci la matrice della loro esperienza – non tanto un linguaggio che canta ma che suona sì, di un legato sottile che passa attraverso velate corrispondenze e rimandi inapparenti ma materiali. “La cadenza sospesa” (Nino Aragno 2015) racconta l’esperienza – e già la sua memoria – come una miscela, ancora utile, di incanto e disincanto, di perdita che genera la prossima vita, di scelte che reggono il futuro. (...)

                                                                                                                                                                   Paola Loreto (ClanDestino, 2015)

http://www.rivistaclandestino.com/2016/01/16/interventi/linedito-delle-cose-paola-loreto-su-valentina-colonna/

 

Sequenze sonore in forma di parole fra minime gioie e tormenti. Una raffigurazione di realtà e visioni tra loro connesse che Valentina Colonna traccia nella raccolta La cadenza sospesa (Aragno, pp. 80, € 10). Nata a Torino nel 1990, diploma in pianoforte e laurea in lettere classiche, giunta alla seconda silloge edita, l'autrice analizza la solitudine come scelta esistenziale. Un visaggio su ritmi, echi, trascedenze che fanno pensare a Ungaretti e Rebora.

                                                   Franco Manzoni, "Meglio soli. Con un pianoforte", CORRIERE DELLA SERA - LA LETTURA - Soglie (13/03/2016 p. 17)


Una trascendenza senza trascendente. È un discorso che si potrebbe fare anche per diversi aspetti della vita che non la poesia (questa poesia, della musicista Valentina Colonna), come è stato per le utopie e i terrorismi del secolo scorso e, forse, in realtà, anche per il terrorismo di oggi. Ma nella poesia di Valentina questa trascendenza senza trascendente è in positivo: un tendere a, ricorsivo nel ricordo (appunto come il ritorno delle variazioni nella grande musica), che rivede, dell’amore, l’apertura all’altro, la relazione accettata o negata, il farsi preghiera nel rapporto che chiede e riceve. Purtroppo si tratta di un rapporto finito, ma non è finito nell’anima, che rielabora e rammenta, e comunica all’altro in absentia il sentire. Perché La cadenza sospesa (indicativo il titolo del libro) è un po’ come una “notte oscura” dove il logorio rimemora, in geometriche e spaziali ambientazioni – una casa, un treno, un luogo di musica – i gesti e le parole dell’amato con motivi “musicali” nel linguaggio, nella sofferenza che conosce tregua, che deve consumarsi prima che sbocci un nuovo amore, magari quello “giusto”. Nel giro di ogni verso, Valentina allinea immagini inconsuete, in un poema che si tiene dalla prima all’ultima pagina. È la storia (barocca come la musica di clavicembalo che l’autrice predilige) di una storia finita a Natale. La musicalità dei versi è rarefatta. I titoli dei capitoli sono in latino. Svettanti sono spesso le chiuse verso un’apertura, un levare, un domandare, un render conto, uno slargare verso il non finito (il non elaborato del tutto). È un verseggiare comunque sempre scarnificato. Tratteggiate, pagina dopo pagina, sono le situazioni di ri-conoscenza o dis-conoscenza dell’amore. Consapevolezza e cultura musicale, scrive il prefatore Davide Rondoni, Valentina Colonna le ha «bevute con il latte materno e con l’esempio del padre». E aggiunge: «troverete una certa tensione intellettuale, una caparbia tessitura logico-sintattica anche nei momenti di più acuta visionarietà». Rondoni nell’opera vede la categoria di «possibilità» in questione: «Il crearsi di un altro tempo nel tempo, l’aprirsi continuo, vertiginoso di fenditure ritmiche nell’ordito normale, nel tempo necessario», «con un verso che sembra oscillare tra cadenze reboriane e divertimenti palazzeschiani». Dice Valentina: «I nostri binari convergono / là dove non si toccano. // Eppure questo contirnuo divaricare, / questo amore in proiezione mi sa di intravisto, / del più perfetto imprevisto che mi tende a domani». E ancora: «Forse tu esisti soltanto la notte / dove per caso in un sogno ti ho / conosciuto. Solo scorrere insieme su scale / in salita per la Basilica / verso una porta chiusa. Qualcuno / non trova l’entrata. // Su ogni gradino ti riaspetto per l’alba. / Ricordati, amore, di portare le chiavi». Valentina Colonna (1990) ha pubblicato Dimenticato suono e ha condotto un programma musicale per la Radio Vaticana.

                                                      Pierangela Rossi, “Valentina Colonna mette in musica la sua notte oscura”, AVVENIRE, Poesia (18/03/2016 p. 12)



Nella poesia di Valentina Colonna, torinese, classe 1990, musicista affermata e attiva anche nel settore radiofonico, televisivo, narrativo, oltre che in quello poetico, i ricordi sono fatti di una stoffa che sorprende. Più che di un rimpianto, hanno il suono di una dolorosa possibilità. Rappresentano il vocabolario dei giorni dell’autrice, soprattutto di quelli futuri. Come afferma sapientemente Davide Rondoni nella prefazione alla nuova raccolta poetica della Colonna, “La cadenza sospesa”, Nino Aragno editore, non è la musica a condizionare i versi; questi, al contrario, posseggono un ritmo elegantemente fratturato, che sembra voler interrompere, silenziare, bloccare il passo alla memoria e reinventarla. Sembrano opporsi alla musica della quale la Colonna è grande esperta. La poesia di Valentina Colonna , per esprimere questo pieno/vuoto senso di sé , riflette su cinque differenti sezioni tematiche: il mutamento, l’amore, il quotidiano, la paternità, il confine della natura. La sua voce è ovunque e cerca direzione. Chiama il lettore, lo vuole attivo, partecipe. Gli parla direttamente. Chi legge non e posto di fronte a rivelazioni o  intuizioni, ma domande. Tutto si nasconde nel giusto quesito: la coscienza, l’emozione, il corpo, il carattere. La poesia di Valentina Colonna ha, infatti, il carattere forte che nasce dal dubbio. Il suo movimento sta nell’attesa, nella pausa, nell’osservazione, nello sforzo di resistenza e compensazione di fronte all’umana viltà. Qui tutto è ancora possibile: «Avevo segnato a matita/ il mio orario di partenza/ ricordi per caso dov’ero diretta?».


Tutti sono presenti, parte del gioco, tutti hanno un ruolo e responsabilità dirette: «Lo so che mi ascolti/ dall’altro lato della parete/ dove ancora un giorno/ ci ritroveremo la notte/ a parlare a metà».  Tra i tanti ricordi di vita che aprono al domani, la Colonna sembra voler dire che l’amore è il più visionario. L’amore vissuto come un preludio. L’amore del tempo in cui ci si nascondeva nel Tutto dell’altro e le domande, pur necessarie, sembravano sazie: «Questa sera ho nostalgia/ dei tuoi silenzi, degli spazi/ vuoti quando guardando aspettavi/ che parlassi per prima». Di quell’amore, qualunque esso sia, non resta che Tutto, scrive l’autrice: i giri in autobus, la città nelle sue forme autentiche, i regionali sfatti, le bobine che registrano le fughe, il fumo di un sigaro, la risata della Mole Antonelliana, i plettri di un clavicembalo, la tavola ridotta in briciole. Tutto il Passato che, nella migliore ostinazione poetica, deve continuare a restare il Presente.

                                                             Elisabetta Liguori, “Le cadenze della poesia che si fa musica”, Nuovo Quotidiano di Puglia, (22/04/2016 p. 37)


Stavo cercando degli ospiti per Vernissage, il programma radiofonico che conduco tutti i giovedì dalle 21.00 in avanti, quest’anno sulle frequenze digitali di radioreporter97.it. (...) Ma chi è Valentina Colonna? Che sorpresa meravigliosa: è poetessa e musicista. Del 1990, giovanissima,  ha già pubblicato nel 2010 la sua prima raccolta di poesie “Dimenticato suono” e suoi testi sono apparsi su riviste, plaquettes, spartiti musicali e CD. Laureata in Lettere antiche, si è diplomata in Pianoforte ed è anche  autrice e conduttrice di sei puntate radiofoniche sul tema “Musica poetica: la retorica del Barocco” per Radio Vaticana, per la quale ha anche ideato e condotto il nuovo programma “Le parole della musica” sempre per Radio Vaticana. Una “tipa” giusta da Vernissage. La puntata in radio è stata piacevole, divertente, Valentina si è dimostrata molto disponibile a giocare con me e gli altri ospiti entrando in sintonia con lo spirito della trasmissione: seri con leggerezza, quindi senza prendersi sul serio. Nasce così l’idea di realizzare una chiacchierata intervista da proporre ai lettori di Torino Night Life per la nuova rubrica “Sono tra di noi”.

Come nelle migliori tradizioni bohémiens, seduti in un bar del centro di Torino, io e Valentina abbiamo iniziato chiacchierare.

Partirei dalle definizioni, che sono fondamentali per capirsi e costituire la base su cui dialogare.

Per Umberto Saba la poesia “è un momento di felicità, uno stato di grazia improvviso che fa ritrovare all’uomo il senso dell’umanità, della fraternità e dell’ottimismo, beni insostituibili che l’asprezza della vita gli aveva fatto dimenticare. Egli allora ritrova se stesso, i più veri e profondi valori della vita, il calore degli affetti, la serenità”. Per te, cos’è la poesia?

È una domanda, questa, cui spesso non mi so dare una risposta esauriente, perché trovo che le cose grandi come la poesia non abbiano una definizione sufficiente in cui collocarsi, o per me semplicemente le parole non sono mai abbastanza per rendere qualcosa di incontenibile e oscuro. Mi piace la definizione che ne dà Saba. Provando a darne una mia personale, io vedo la poesia come una “griglia”, una “rete” che attraversa la realtà intera e ne diventa un filtro. L’arte, e la poesia nello specifico, è come una traduzione, qualcosa cioè che conduce, prendendo per mano chi la condivide e ci si immerge, all’essenza di ciò che vive in natura. Proprio nella sua essenzialità trova lo stesso timbro che, mi piace pensare, si ricollega a un aldilà, di qualsiasi natura esso sia. Un tentativo di collegamento, diciamo, tra mondi. (...)


Estratto dall'intervista per Torino NightLife leggiibile intera su:

http://www.torinonightlife.com/it/posts/633/valentina-colonna-una-poetessa-musicista

                                                                                                                                          Generoso Urciuoli, Torino NightLife, gennaio 2016


Dalla Prefazione di Davide Rondoni

La poesia di Valentina Colonna è un fiore di musica e di solitudine. La natura profonda della sua voce sale da due esperienze vaste che attraversano tutto il suo vissuto: una è la musica di cui lei è interprete e studiosa, l’altra è una radicale solitudine esistenziale, quella che i poeti devono conoscere per poter dare fiori per tutti.

La poesia accade in quest’autrice quasi come controcanto, come segno complementare e però in certa misura opposto alle due potenze che la abitano. […]

Credo che Valentina Colonna sia una innamorata della “possibilità”. Del resto il suo amato repertorio barocco (è specializzata in quella musica per clavicembalo e piano) è una testimonianza tra struggimento  e virtuosismo della “possibilità” come categoria fondante dell’esistenza.

                                                                                                                          Poesia (Blog RAI di poesia) a cura di Luigia Sorrentino, 2016

http://poesia.blog.rainews.it/2016/01/valentina-colonna-la-cadenza-sospesa/#sthash.NpcN1PD4.dpuf

 


VALENTINA COLONNA è autrice di “La cadenza sospesa” (Nino Aragno Editore, 2015). La prefazione è di Davide Rondoni. Di questo libro ho già avuto modo di parlare durante la presentazione alla Feltrinelli di Torino. Una raccolta che rivela le ottime capacità di scrittura della giovane poetessa e pianista. Un libro dove i versi rivelano quella “sospensione” presente nel titolo, quell’essere sul crinale dell’esistenza. Ci sono molti fiori in questa raccolta e spesso mi è apparsa la Ofelia di John Everett Millais, pittore preraffaellita. Memorabili alcuni passaggi come “(…) È nei capelli/ che passa il feretro dei ricordi”.

                                                                                                                                                          Max Ponte, La Poesia e lo spirito, 2015

 https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2016/01/02/recensioni-poetiche/


Circa un anno fa la giovane Valentina Colonna, che avevo avuto la fortuna di conoscere, mi faceva dono del suo manoscritto - La cadenza sospesa - e su quel testo avevo esposto una mia breve riflessione datata 20 febbraio 2014. Dopo quasi un anno il libro trova la sua luce per conto dell’editore Nino Aragno, con una bella prefazione di Davide Rondoni. Ma è un altro libro questo rispetto al manoscritto, con alcune poesie che non hanno trovato posto nell’edizione definitiva e molte altre che vi si aggiungono; ma anche quelle rimaste hanno subito un lavoro di abrasione, di sintesi, di spogliazione. Tolta la corteccia, resta la poesia nella sua nudità, essenza, sostanza. Resta l’ossatura, lo scheletro. Segno che tanto vi ha lavorato questa giovane autrice, esempio di come la poesia, dopo il suo primo impulso sorgivo, necessiti di pause, di ripensamenti, di lima. Sarebbe interessante tracciare le differenze tra la sua prima stesura e quella definitiva, perché ci mostrerebbe il suo “farsi” poesia (un bel libro di Giovanni Raboni non a caso si intitola La poesia che si fa). E leggere questo libro di Valentina Colonna è come immergersi nella sua officina, nel suo laboratorio per raccogliere «un fiore di musica e di solitudine», come scrive Davide Rondoni, perché la parola, soprattutto la parola poetica, è «suono e silenzio», secondo la definizione di Pierluigi Cappello.

È una poesia fatta di immagini o per immagini, uno svilupparsi di fotografie; e soprattutto di domande. Di ogni poesia sono i versi finali che incidono, che erompono e lasciano punti interrogativi, dilemmi che non è possibile svelare. La vita, sembra dirci, è fatta di persone che a volte si muovono come manichini, si svuotano, ombre fisse sulla parete, incomprensibili. Valentina ce lo anticipa già nel titolo che prende in prestito dalla musica - di cui è studiosa e interprete - da una formula armonistica d’interpunzione e di conclusione - le cadenze sospese - che deviano lo svolgersi del discorso musicale in toni diversi dal previsto. Sono interpunzioni che nascono improvvise, volutamente slegate dal contesto, stridenti, in un ordito misurato e ben orchestrato. Sono associazioni dettate dalla memoria, così come emergono, l’una dopo l’altra. Valentina fa della ricerca, tentando strade espressive nuove. Non si accontenta, cambia, modifica, incide, scrive. (...)

Recensione intera su http://www.literary.it/dati/literary/b/bartoletti/la_colonna_sospesa.html

                                                                                                                                                                        Bruno Bartoletti, 2016



La cadenza sospesa di Valentina Colonna è la seconda raccolta poetica dell’autrice edita da Nino Aragno, la prima è Dimenticato suono pubblicata da Piero Manni . In entrambi i titoli appare subito chiaro   il richiamo al ritmo, al suono,  essendo Valentina poetessa e musicista insieme incarna perfettamente l’ambivalenza osmotica tra l’ordito musicale e il senso come è accaduto per altri poeti tra i quali ricordiamo Eugenio Montale. Poesia è musica allora è un assunto enunciativo e dichiarativo di una ricerca non formale ma assolutamente interiore ove il suono è un modo di sperimentare il vissuto e di significarlo insieme anche se il movimento sonoro scorre lieve e piano essendo originato dalla sospensione e nella sospensione. La parola è l’espressione di un’articolazione mentale ed emotiva attraverso la quale l’esserci si inquadra in una dimensione spazio-temporale dilatata dalla coscienza ed è in questa epochè che si determina la sospensione ove l’ora diviene ieri, ove il tempo è quello della fisica quantistica, ove cioè sono annullate le distanze come accade nel presupposto dell’entanglement quantistico, così leggiamo nei suoi versi : “quando la distanza è nulla/ le foglie fermano” o ancora “ Oggi sospeso il tempo ferma./ Domani partirò/ Di te non mi resta che tutto.  ”. E’ il vissuto dunque a misurare il tempo e quanto più intenso e significativo è stato l’esserci tanto più quel vissuto diviene presente e si rinnova pregno di significazione. Valentina Colonna poetessa raffinata indaga quel senso del nostro essere nel mondo e lo fa con un’attenta partecipazione all’altro quanto alle cose e tutto appare secondo una personificazione o secondo un percepire l’assenza come una mancata presenza come avrebbe detto Edmond Jabés.


Assenza che è vissuta appunto come un forte sentire e il sentire rende presente ciò che non è qui ed ora, pensiamo ai versi: “La più vivace assenza di te che mi tieni/al vento piegata”( p.55) dove assenza di te sarebbe da intendersi come un ossimoro se non fosse appunto che la mente rende nulle le distanze e fa permanere i vissuti e ancora leggiamo: “Ti vedo-dicono. Ci sei. Sempre./ Tra l’ulivo e il mirto di casa mia” (p.57).


E’ una poesia d’amore insomma, di intenso e forte sentire, di appartenere all’altro e di sentire l’appartenenza dell’altro, ciò che è stato è perché come afferma ancora Valentina “…l’imperfetto che a me suona ancora/ solo presente”, così l’accadere ha una sua determinazione ed un suo valore perché rappresenta la totalità dell’esserci, il tempo ferma e la mente fa permanere. Ma non solo l’altro, l’amato e l’amante presente è significativo per ogni vissuto rappresentato ma anche la realtà e gli oggetti che sono elementi di personificazione come la “Mole ride”, “Un orologio mi ha fermato per strada”, “E’ la cicala che parla” e tutto appare quasi onirico, metafisico perché traspare nella sospensione temporale ma proprio in quanto tale più vero e più intimo.


La parola per esprimere un tale sentire non può essere dunque artefatta ma necessariamente essenziale come nella poesia ungarettiana poiché deve celare in sé quel mistero di cui parla Ungaretti rifacendosi a Mallarmé e deve dire l’inesprimibile, inesprimibile perché totale.


La raccolta  La cadenza sospesa  di Valentina si articola in cinque sezioni: continuum, limes, discurrendi, in limine, ultra e tale percorso appare un viaggio metaforico alla ricerca di sé e del proprio essere nel mondo .


La geografia raffigurata, infatti, richiama paesaggi dell’anima, anche questi luoghi di appartenenza: Torino, Barcellona e sicuramente il Salento non citato ma espresso attraverso le cicale, il mirto, l’ulivo.


I versi di Valentina risuonano come echi del suo delicato ed intenso abitare la terra e come lei stessa dice .”E’ bastato passare/ per trascinare dietro radici”, radici segno di appartenenza, di permanenza, di legame profondo e struggente verso tutto ciò che si è amato. Il tempo dunque sospeso doppia le dimensioni poiché i vissuti sono oltre il dicibile e nei versi traspare e riluce l’amore vitale.                          


                                                                                                                                                              Stefania Negro, aprile 2016



In questo libro “La cadenza sospesa” che è ritmo, respiro e sangue Valentina Colonna resta nei testi, si frammenta in ogni sua parte e ci guida in quel labirinto che è la solitudine dei poeti. I luoghi sono quelli dell’attesa, sono gli spazi, le strade e i monumenti di Torino e le vie, le case, le piante e gli odori del Salento, patria parallela.

Il titolo riprende l’ambito musicale in compresenza con quello letterario, una simbiosi, un incastro perfetto, dove la cadenza sospesa è considerata come una pausa di punteggiatura breve, un leggero soffermarsi alla fine di un discorso. E questa simmetria non si smentisce nei testi di Valentina, in cui la punteggiatura assume un ruolo fondamentale nella calibrazione del respiro, ha tutto un suo spazio nella pagina, quasi una necessità di fermare l’attimo ed è allora che “oggi sospeso il tempo si ferma”, e ancora “anche oggi questo volo finisce/ dove il confine separa la zolla.” Il luogo del tempo non è solo il filo conduttore che intreccia i versi di tutto il libro, ma è anche qualcosa che smuove Valentina Colonna tra salti presenti e passati in uno stesso testo, come “Ho dovuto cambiare parole,/ tempi al passato”, “Rapido come poi è scivolato/ verso l’imperfetto che a me suona ancora/ solo presente”. (...) (continua www.rivistaclandestino.com/il-peso-delle-parole/)


                                                                                                                                                                Clery Celeste, ClanDestino 2016